-\\- domenico nardone

Anche io condivido e partecipo all’iniziativa promossa da Diritto dell Rete….

Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislative apparentemente estemporanee e dettate dalla fantasia dei singoli parlamentari ma collegate tra loro da una linea di continuità: la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere.

Le disposizioni contenute nel Decreto Alfano sulle intercettazioni rientrano all’interno di questa offensiva.

Il cosiddetto obbligo di rettifica imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a …. ) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti – in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell’obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti – rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.

Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione.

I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c’è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i citizen journalist se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano.

La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.

Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog.

Per questo chiediamo ai blog e ai siti italiani di fare una giornata di silenzio, con un logo che ne spiega le ragioni, nel giorno in cui anche i giornali e le tv tacciono. E’ un segnale di tutti quelli che fanno comunicazione che, insieme, dicono al potere: “Non vogliamo farci imbavagliare”.

Invitiamo quindi tutti i cittadini che hanno un blog o un sito a pubblicare il 14 luglio prossimo questo logo e a tenerlo esposto per l’intera giornata, con un link a questo manifesto. – scarica il banner.jpg

Non si tratta di difendere la stampa, la tv, la radio, i giornalisti o la Rete ma di difendere con fermezza la libertà di informazione e con questa il futuro della nostra democrazia.

15 Jun, 2009

Note a margine sul terremoto abruzzese

Scritto da domenico

Il sei aprile 2009 un terremoto ha colpito la mia regione. Diversi sono i mesi trascorsi da quel giorno e solo ora provo a scrivere su quello che è successo e quello che succederà.
In questi mesi ho avuto tante conferme. I media, tradizionali e non, ormai hanno consolidato una fenomelogia nel trattare catastrofi di questo tipo riconducibile a tempi e modi di  affrontare l’emergenza (nei commenti, nel tipo di immagini e suoni scelti, negli aggettivi usati, ecc) sempre uguali  che si tratti di un alluvione in padania o un maremoto in Calabria.
Anche gli spettatori esterni della catastrofe hanno sviluppato una reazione all’emergenza più o meno stabile: una ratatouille ben assortita di compassione, solidarietà, indignazione, paura e menefreghismo sapientemente infarciti di tutti gli stereotipi che accompagnano l’Abruzzo
e gli Abruzzesi.
Non sto qui a giudicare e commentare più di tanto questi due aspetti, ne dovrei scrivere a kilometri. Un commento lo lascio citando due signori. Il primo è di Silone che a metà ’900, dopo uno dei tanti terromoti che hanno colpito la mia Terra, scriveva:

“Nel 1915 un violento terremoto aveva distrutto buona parte del nostro circondario e in trenta secondi ucciso circa trentamila persone. Quel che più mi sorprese fu di osservare con quanta naturalezza i paesani accettassero la tremenda catastrofe. In una contrada come la nostra, in cui tante ingiustizie rimanevano impunite, la frequenza dei terremoti appariva un fatto talmente plausibile da non richiedere ulteriori spiegazioni. C’era anzi da stupirsi che i terremoti non capitassero più spesso. Nel terremoto morivano infatti ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, autorità e sudditi.

Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l’uguaglianza. Uguaglianza effimera. Passata la paura, la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di più larghe ingiustizie.

Non è dunque da stupire se quello che avvenne dopo il terremoto, e cioè la ricostruzione edilizia per opera dello Stato, a causa del modo come fu effettuata, dei numerosi brogli frodi furti camorre truffe malversazioni d’ogni specie cui diede luogo, apparve alla povera gente una calamità assai più penosa del cataclisma naturale. A quel tempo risale l’origine della convinzione popolare che, se l’umanità una buona volta dovrà rimetterci la pelle, non sarà in un terremoto o in una guerra, ma in un dopo-terremoto o in un dopo-guerra.”

E l’altro, più recente,  del giornalista Paolo Rumiz che tra gli appunti di un suo viaggi lungo l’Appenino scrive questo in una delle sue tappe abruzzesi:

“[..]Andrea è stupefatto da questo mondo minore, non ha mai avuto così chiara l’immagine di un’Italia arcipelago di meraviglie ignorate. Seduti al bar, in piazza, con davanti un chinotto fresco, ci chiediamo che ne sappiamo, noi del Nord, di questi mondi. La risposta è: niente. E’ più facile che un lombardo conosca l’Indonesia che l’Abruzzo. Nei giornali e in tv le Marche, l’Abruzzo, il Molise e la Basilicata non fanno notizia. Le terre di mezzo non esistono, emergono solo con i delitti (e con le catastrofi aggiungo io). L’Italia è meno unita, meno patria di trent’anni fa.[..]“

E ne aggiugo un altro, questo però di diverso tipo: tra le tante “iniziative di solidarietà” ce n’è una che sfugge da questa etichetta. E’ stata concepita “dal basso” da un gruppo di amici, non abruzzesi, che amano veramente la mia Regione e che hanno cercato di dare il loro aiuto nel modo più sincero, vero e spontaneo possibile.

La festa contro tutte le paure from casalini maurizio on Vimeo.

12 May, 2009

In bocca al lupo a me [pt.2]

Scritto da domenico

Fedele al motto del mio blog,  no change is permanent,  torno qui a rimettermi in gioco ed iniziare una nuova esperienza. Questa volta la faccenda si complica piacevolmente perchè dopo otto anni “romani” cambio città e perchè nella nuova realtà la voglia di fare ed imparare da tirare fuori dovrà essere massima.

Sono contento di aver aiutato Stefano a realizzare la nuova piattaforma (online da poche ore)  della prima community  italiana di passaparola e ringrazio lui e Lara per il tempo che abbiamo passato insieme.  In questi mesi sono con piacere tornato in contatto con gli amici di yooplus visto che, per coordinare i progetti su ZZUB, abbiamo usato la loro piattaforma di Enterprise2.0 . Luca mi fatto fatto qualche domanda sulla nostra esperienza con we+,  le risposte le potete leggere qui.

Ahh…i primi inboccalupo non valgono più quindi me li dovete fare anche qui! :P

09 Apr, 2009

In bocca al lupo a me

Scritto da domenico

Eh si, mi faccio l’inboccalupo da solo perchè da un mese circa ho cambiato lavoro. Ho aspettato un po’ prima di scriverlo sul blog soprattutto per darmi il tempo di digerire il cambio e stare dietro alle tante cose da fare di questi ultimi tempi.  Quella da Excite e GoAdv è stata la mia prima e vera esperienza lavorativa: di impressioni positivi e negative sul mio impatto con il mondo del lavoro ne potrei scrivere a kilometri ma non ho intezione di farlo. Solo un aspetto vorrei qui sottolineare, quando parliamo di “lavoro” e di “lavorare” non possiamo pensare solo a processi, strategie, pratiche, rituali e attività ma dobbiamo sempre avere come punto di riferimeto le persone:  il lavoro siamo “noi” e se si vuole lavorare bene per raggiungere un obiettivo il primo aspetto da tenere in conto sono i rapporti e le relazioni che abbiamo tra di noi. In un gruppo di persone che lavorano insieme dietro le skills,  le conoscenze, le competenze e le “capacità di problem solving” ci sono i rapporti che i componenti di questo gruppo riescono ad instaurare.

Oggi, insieme a Lara e Stefano, cerco di far crescere ZZUB, la prima community di passaparola in Italia. L’impegno è grande visto che le novità su cui stiamo lavorando sono tante e le persone che fino ad oggi ci hanno dato fiducia partecipando alle attività della community e i nuovi clienti si aspettano grandi cose. D’ora in poi, quindi, mi potete trovare su ZZUB (il mio nickname è dominik…of course), su questo blog, su socialmediamarketing.it e sul canale 2.0 di Excite dove continuo a scrivere di tecnologia,  web sociale e cultura digitale.

P.S. questo posto vale anche come disclaimer :)

23 Mar, 2009

Dove finiscono le idee?

Scritto da domenico

working capital telecom

Working Capital di Telecom e Nel Mulino che vorrei di Barilla con le loro ads contestuali stanno martellando tutti i contenuti che leggo sul Web in questi giorni. Tutto questo bombardamento non mi ha fatto venire voglia di partecipare a queste iniziative (anzi…) ma mi hanno fatto venire in mente una domanda e un dubbio: ma tutte queste idee che le aziende vorrebbero valorizzare e promuovere che fine fanno? Iniziative di questo tipo non sono nuove, Moltomedia di Mediaset e il Lab di Vodafone sono attive da tempo, ma non ricordo di aver mai letto o sentito di un progetto “che una persona o un gruppo di persone è riuscita a sviluppare – magari con successo -  grazie al supporto dell’iniziativa promossa dall’azienda x o y”.

Non ha avuto modo di approfondire e cercare notizie a riguardo, qualcuno più informato può dirmi il “come è andato a finire” di iniziative simili a quella di Telecom che molte aziende hanno promosso gli anni passati?