01 Jun, 2007
Flashback sul passaparola

Sono passati quasi due anni da questa chiacchierata con Enzo sul forte interesse delle aziende ( e degli esperti) per le strategie che facilitano il passaparola o, volendo usare un termine più cool, word of mouth. Oggi leggo due segnalazioni a riguardo: la prima è di Nicola Mattina che riassume i principali consigli di Joshua Porter su come disegnare servizi web che spingano il passaparola, la seconda è di Giacomo Mason che cita un articolo di IntranetJournal sul valore del word of mouth tra gli utenti di una intranet.
A distanza di due anni mi sono chiesto se ancora mi trovo d’accordo con Enzo quando dice:
Voglio dire, il passaparola è il massimo della spontaneità, non credo si possa incanalare verso obiettivi decisi in una stanza. Si tratta di un atteggiamento squisitamente imprevedibile, libero da costrizioni e da influenze.
In sostanza: perchè gli esperti si sentono in dovere di teorizzare tutto?
Con lo sviluppo del web sociale l’interesse a sfruttare il passaparola è, giustamente, aumentato. Prima la mia opinione poteva influenzare al massimo i familiari e qualche amico, ora attraverso la Rete la prospettiva si è allargata e di parecchio.
Quindi ben vengano suggerimenti su come progettare e favorire questo processo, servono strategie nuove anche perchè inserire un semplice bannerino in calce ad una mail non funziona più ![]()
L’obiettivo finale rimane difficile da raggiungere, perchè comunque la componente fondamentale di questo meccanismo era e rimarrà sempre la spontaneità e l’imprevedibilità.
Passoparola (è proprio il caso di dirlo!) a Enzo e a tutti quelli che vogliono intervenire..