La solitudine dei contenuti orfani
Paolo Ruffino e Filippo Cuttica hanno dato il via ad un contest dove a “vincere” sarà il video di minore valore, ovvero quello che contraddice tutte le promesse comunicative e narrative, che sia impossibile raccontare o descrivere e che non offra chiavi di ricerca e che non sia segnalato tanto da non essere indicizzabile. Si chiedono i promotori dell’iniziativa:
Nell’era dell’ossessione per la conservazione digitale, delle enciclopedie che lavorano per accumulo piuttosto che per sottrazione e dei database che inseguono l’infinita espansione, il NoTube Contest vuole indagare nel lato oscuro della produzione di senso. Affidato al pubblico di massa il messaggio si può sfaldare del tutto, o è destinato ad essere pur sempre pertinente per qualcuno? Quanto ci si può avvicinare alla totale vacuità? Quando la Rete sarà una mappa uno a uno del reale, al punto da preservare anche quei mondi possibili che nascono a ritmo vorticoso e immediatamente muoiono, per il loro appartenere a logiche fuori tempo e fuori luogo?
Progetto interessante (un’intervista agli autori la potete leggere qui) che mi ha fatto pensare a come, per le persone che ad esempio si occupano di knowledge management all’interno delle aziende, i contenuti orfani protagonisti del contest siano il “male da combattere” all’interno dei processi organizzativi. Forse un’iniziativa simile dovrebbe essere provocatoriamente proposta in un contesto lavorativo, ogni giorno quanti “pezzi” di conoscenza ( documenti persi nei meandri delle cartelle condivise, report non catalogati, allegati non archiviati, thread dispersi nei mail server, ecc..) non vengono organizzati/socializzati e restano abbandonati?
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