Persone e tecnologie interconesse

17th May 2007Uncategorized,

Oggi ho letto un interessante articolo di Fabrizio Chello su Mediazone; il paper analizza le tematiche della Rete citando molti studiosi cyber (in particolare Levy, Castells e De Kerckhove) arrivando poi ad esplorare il paradigma socio-tecnico del filosofo Patrice Flichy.

In alcuni passaggi Fabrizio analizza bene il ruolo dei due attori principali delle dinamiche relazionali in Rete:

  • Le persone, noi. I nostri bisogni comunicativi latenti, il nostro desiderio di trovare e condividere conoscenze
  • Le tecnologie abilitanti con la loro funzione di supporto.

Rispetto ai primi Fabrizio spiega bene come la natura sociale della Rete presupponga un inevitabile cambiamento del ruolo delle persone: da semplici fruitori ad attori principali coinvolti in prima persona al funzionamento di tale spazio comunicativo..

“[..]La letteratura sul tema ha sottolineato con vigore che è la stessa struttura ingegneristica a richiedere pratiche d’uso del mezzo che sottendono un necessario cambiamento: dalla fruizione alla produzione interattiva. Se, infatti, il cyberspazio è il luogo dai confini non definiti, poiché dipendenti dall’attività degli utenti che, mettendo in rete i loro computer, consentono non solo lo sviluppo e il funzionamento di tale spazio comunicativo, ma anche la crea­zione e le successive ridefinizioni dello spazio stesso; allora l’identità dell’utente perde i caratteri tradizionali, per produrre un’ibridazione tra le ‘funzioni’ del pro­duttore e del consumatore: il ‘prosumatore’ (D. de Kerckhove, 1996) è così diventata la figura idealtipica della nuova cultura digitale.[..]“

Passando poi alle tecnologie:

“[..]Ma un tale progetto riformatore esprime le condizioni elitarie che l’hanno pen­sato: l’accesso presuppone le possibilità economiche e tecniche e le capacità d’uso del computer e dei browser; la cooperazione si basa sull’abilità di gestire software che consentono lo scambio libero di dati; la produzione – seppur facilitata rispetto agli altri mezzi di comunicazione – è possibile solo se supportata da competenze specifiche; la creatività, per la maggior parte degli utenti, è limitata ai formati proposti e standardizzati.[..]“

Oltre le limitate o meno competenze digitali dobbiamo tenere conto dei diversi approcci alle tecnologie abilitanti, penso ad esempio al differente impatto di quest’ultime sui cosidetti emigranti digitali. Le applicazioni 2.0 hanno alzato e di parecchio la semplicità di accesso favorendo la partecipazione attiva delle persone, allo stesso tempo ci si trova difronte sempre più spesso alla nascita di tecnologie/servizi che hanno un livello di innovazione molto più maturo di quello culturale così da vedere frenato il loro sviluppo per la diffidenza-paura-abitudini delle persone.

nota a margine su mediazone. Spesso su questa rivista on line della mi facoltà si parla di web 2.0 e argomenti simili. Purtroppo però noto che la struttura stessa del magazine è chiusa e poco partecipata, mancano gli RSS..non si possono commentare gli articoli..non c’è un forum, un guestbook..non c’è un spazio di discussione comune insomma. E’ difficile anche contattare gli autori, ad esempio nella scheda di Federico Chello non c’è nemmeno un indirizzo mail!

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